DAVIDE FABIO MARCO LIBERI! l'urgenza dell'antifascismo

Davide, Fabio e Marco sono agli arresti domiciliari da più di 15 giorni per aver partecipato ad una delle tante manifestazioni antifasciste che il movimento antagonista torinese oppone alle formazioni della destra in città. In questo caso quella che viene loro imputata è la partecipazione al presidio che impedì al Fuan di fare propaganda all’interno di Palazzo Nuovo, la sede delle facoltà umanistiche dell’università di Torino. La manifestazione, come tante altre volte serviva a negare gli spazi di agibilità politica alla destra, impedendogli di entrare all’università, andando a fare quello che le autorità accademiche e i gruppi della sinistra istituzionale di fatto favoriscono. E’ una pratica che portiamo avanti con metodo in città e pensiamo sia fondamento della cultura e della militanza antifascista. Anche in quell’occasione i camerati hanno dovuto escogitare un sistema per fare la comparsata, presentandosi prima dell’apertura dell’università accompagnati dalla polizia. Nonostante ciò un presidio di studenti antifascisti impedì loro la permanenza nell’atrio, scortati dalle forze dell’ordine sono usciti dalla sede come erano entrati. La questura però decise di contrastare l’iniziativa antifa, respingendo gli studenti con cariche che sono diventate storiche per la loro quasi unicità. Storiche perché forse non tutti sanno che le forze dell’ordine per entrare armate all’università devono avere un permesso dalle autorità accademiche, che oltretutto non ci fu. Quasi perché avvennero anche nel 1994 quando il solito movimento antagonista (incorreggibili!) impedì un convegno su Celine organizzato dalla destra radicale in un aula storica del movimento della Pantera.
Le forze dell’ordine quel giorno si esibirono in un uso della forza spregiudicato, caricando gli studenti dopo averne malmenati alcuni singolarmente, aggredendo anche due compagni dei Comunisti Italiani lasciandone uno a terra. Proseguì una caccia all’uomo e solo la ferma determinazione degli studenti impedì il proseguo dell’azione di polizia. Fin qui la cronaca della giornata con l’aggiunta di due denunce immediate per i compagni dei C.I. per resistenza, lesioni e violenza a pubblico ufficiale.
L’antifascismo è un termine molto usato dalla sinistra istituzionale per parlare della costituzione repubblicana, per ricordare la lotta di liberazione, per parlare di democrazia, ma in soldini viene usato per riempirsi la bocca di una gran bella parola. Perché ogni qualvolta che l’antifascismo diventa pratica effettiva, diviene militante e concreto, i “sinistri” si agitano, accusando le realtà che lo praticano di anti democrazia, di sopraffazione, di porsi fuori dal dialogo democratico e dalla civile convivenza. Poi se si esce dai binari della legalità, rivendicando e praticando il diritto alla resistenza non ne parliamo. Basti pensare che “UNI Libera”, l’associazione universitaria di Libera, l’associazione contro le mafie del Gruppo Abele, nello stesso pomeriggio aveva organizzato la presentazione delle liste universitarie con un democratico dibattito tra loro, la sinistra universitaria di “palazzo”, Comunione e Liberazione e i fascisti del Fuan. Non per dare un peso politico eccessivo a libera che non ce l’ha nell’università, ma è proprio questo che rappresenta il pensiero democratico e legalitario di questa sinistra, impegnata contro la mafie, paladina di una giustizia e di una legalità che stanno sempre e solo dalla parte dei poteri; convinta sostenitrice del dialogo tra realtà in comunicanti per scelta e natura.
Così, in questo contesto come molte altre volte va inserita l’iniziativa che ha portato agli arresti dei tre compagni, ad una sana pratica antifascista che solo gli antagonisti/e portano avanti, sobbarcandosi sulle spalle il peso dell’antifascismo nelle città. Eh si perché c’è anche questo da dire, gli antifascisti sono sempre in piazza per opporsi ad ogni forma di fascismo o intolleranza, i democratici non riescono neanche a scrivere un comunicato stampa che condanni le manifestazioni apertamente razziste e xenofobe. E la realtà odierna lo dimostra, la sicurezza nei quartieri e “bipartisan”, e molte volte è una gara tra le due fazioni su chi la intende più dura e intollerante. Nessuno prende in considerazione per scelta il terreno della sicurezza per quello che è, cioè un falso problema se così trattato. I quartieri con realtà sociali difficili, a volte anche invivibili non hanno bisogno di polizia o di giustizieri, hanno bisogno di servizi, di socialità, di basi e strumenti per riuscire a vivere in un modo diverso dal dover procacciarsi da che sopravvivere. Fermare quella guerra fra poveri che la micro illegalità produce è possibile solo con l’impegno, serio e concreto, e non con marcette o fiaccolate che ancora una volta aprono spazi alle destre. Le sfilate per la sicurezza a Torino infatti sono partecipate da opposti schieramenti di palazzo e sono divenute il lasciapassare per i fascisti di mettere fuori il naso dalle loro sedi e di sfoggiare tutto quel repertorio di razzismo e sfiga che in contesti come quelli trova persino consenso. Un consenso dato dalla sfiducia e dalla rabbia di cittadini esasperati e indirizzati come sempre contro il diverso, il vero problema!, dagli sceriffi del centro sinistra. Basti pensare che a Padova, Zanonato per combattere la criminalità ha sradicato tutte le panchine da un parco davanti all’università cittadina, estirpando il crimine!
E in questo contesto che è necessario l’antifascismo per impedire il proliferarsi di questa non cultura, per relegarla alla storia. Allo stesso tempo è necessaria quanto non mai una politica sociale e antistituzionale che sappia contrastare gli sceriffi del centro sinistra impegnati in una raccolta di consenso continua sulla pelle delle vittime delle loro politiche. E’ necessario investire sui valori antifascisti una volta in più di quanto non si faccia, perché non basta solo più contrastare le destre, serve impegnarsi per dare delle alternative ad una vita d’odio indirizzato su chi è messo peggio del cittadino modello. Serve immaginare altro, renderlo concreto, dare la possibilità a tutti non di cooperare contro falsi problemi, ma di contro cooperare ad un altro modo di vivere i quartieri e di indirizzare le responsabilità dei problemi sotto casa verso i veri responsabili che siedono in comode poltrone e non stanno agli angoli delle strade.
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Ultimi aggiornamenti:
AGGIORNAMENTO: Oggi, 28 giugno, si è svolta l'udienza del tribunale del riesame che dovrà decidere se mantenre o interrompere la misura cautelare degli arresti domiciliari per i compagni arrestati il 14 giugno scorso.
Per prima cosa uno degli arrestati ha letto una dichiarazione spontanea firmata da tutti e tre. In essa i compagni hanno affermato esplicitamente di esser stati a palazzo nuovo il 14 maggio per esprimere la loro adesione ai valori dell'antifascismo, che "devono avere piena cittadinanza all'interno dell'università, e ci danno ragione le centinaia di firme di studenti e docenti che chiedono la nostra immediata liberazione". In secondo luogo, gli arrestati hanno accusato la polizia di avere disperso il presidio antifascista con una carica priva di qualsiasi legittimità, e di essersi abbandonata ad azioni vergognose di violenza e a pestaggi nei confronti di studenti, studentesse e lavoratori inermi. Infine, hanno attaccato il pm Tatangelo, accusandolo di aver imbastito accuse destituite di ogni fondamento, e hanno qualificato come ingiusta la misura preventiva della loro detenzione.
Dopo gli arrestati ha preso la parola l'avvocato La Macchia, che ha smontato completamente le accuse rivolte dal pm e dal gip contro i compagni, mostrando anzitutto come i filmati della polizia restituiscano con evidenza l'attimo in cui i manganelli dei poliziotti si alzano e iniziano a colpire i manifestanti, ma come da esso non emergano elementi a carico dei tre indagati. Sono state rilevate dalla difesa anche palesi contraddizioni nelle dichiarazioni dei digos sul comportamento dei compagni.
Il Pm Tatangelo, durante la sua arringa, ha sostenuto l'importanza di prendere in considerazione non tanto i fatti occorsi il 14 maggio durante l'iniziativa antifascista svoltasi a Palazzo Nuovo, quanto piuttosto la pericolosità degli imputati. Tale pericolosità sarebbe aggravata dalla partecipazione degli indagati anche a manifestazioni contro il tav e contro il cpt di corso Brunelleschi a Torino. In sostanza, il pm spera di trovare nella corte del Tribunale della Libertà più un alleato politico che un collegio di giudici in quanto tale.
Davide, Fabio e Marco vengono indicati dal Pm come dei violenti, soggetti ad un forte pericolo di recidivanza, anche se tale recidivanza somiglia molto alla reiterazione di un reato politico di opinione, o all'appartenenza tout court alle aree antagoniste e all'Askatasuna. Tatangelo, infine, sostiene che la misura cautelare degli arresti domiciliari non vada affatto ad intaccare la loro vita privata, in quanto potranno continuare ad avere permessi per recarsi all'università, etc... Insomma, quasi quasi gli arrestati dovrebbero ringraziarlo!
Tutto ciò non fa altro che confermare la tesi che a essere messi sotto accusa non sono i fatti compiuti, ma la pratica quotidiana dell'antifascismo che Davide, Fabio e Marco, insieme a tutti noi, hanno sempre portato avanti.
Il tribunale del riesame ha 5 giorni a partire da oggi per emettere una sentenza.
Seguiranno aggiornamenti...
>>>>> Scarica in pdf l'articolo uscito su La Repubblica di venerdì 29 giugno