sickpunx blog
Firenze - Villa Panico Rioccupata
Mer, 19/12/2007 – 16:06
Ci tolgono gli spazi, gli spazi si riprendono.
Ci chiamano terroristi, ma terroristi sono loro. Il 29 novembre due spazi occupati sono stati chiusi dalle forze dell'ordine: l'Asilo occupato di via bolognese e Villa Panico di S.salvi.
Perquisiti agitando il fantasma del terrorismo, i compagni sono scesi in piazza con 200 solidali che hanno gridato che i veri criminali siedono sugli scranni dei parlamenti e delle giunte, dietro le scrivanie dei tribunali e delle questure. Oggi ci siamo ripresi un pezzo di ciò che ci hanno tolto, uno spazio dove sperimentare la condivisione e l'autogestione, dove alimentare la resistenza a questa società onnivora e assassina. Le mura di s.salvi sono state rioccupate, ma soprattutto è stato riaffermato un modo di essere ostile a ogni forma di autorità e sfruttamento.
Villa Panico di s.salvi anarchica, libertaria e di nuovo occupata
P.S. Fin dalle prime ore della rioccupazione di villa panico, la presenza di digos e sbirraglia varia non è mancata, intentando di sfondare le porte già barricate.
Al momento non ci sono altre notizie rispetto a questo intento da parte degli sbirri.
l'invito è a portare solidarietà!
Lettera degli ergastolani sulla cessazione dello sciopero della fame
Cari ergastolani,
l’Associazione Pantagruel in data 14/12/07, ci ha chiesto di cessare lo sciopero della fame, cosa che abbiamo subito fatto, sarà la stessa associazione a scrivere ad ogni ergastolano che ha aderito allo sciopero per documentarlo con i risultati ottenuti.
Nella nostra lotta ci sono state luci ed ombre ma non dimentichiamo che prima c’era solo il buio.
Non ci hanno tradito (deluso) i mass media o i politici, piuttosto ci hanno deluso e tradito la fame e il freddo e crediamo che per il futuro sarà il caso di trovare altre forme di lotta che non sia lo sciopero della fame (si accettano consigli e proposte).
E’ di questi giorni la lotta dei camionisti contro il governo, impariamo da loro: gli ergastolani devono imparare a lottare con tutte le loro forze.
L’ergastolano può perdere la speranza di uscire ma non dovrebbe mai perdere la speranza di lottare.
L’ergastolano se continua a ragionare da prigioniero morirà prigioniero.
Non possiamo continuare ad avere gli occhi chiusi dobbiamo aprirli se vogliamo tentare di vedere l’orizzonte.
La vita dell’ergastolano è una schiavitù di tutti i giorni della settimana, di tutte le settimane dell’anno e di tutti gli anni della nostra vita.
Per uscire non si può sperare su l’educatore, su l’insegnante, sul magistrato di sorveglianza, sul direttore del carcere, sul politico, sui mass media, sulla fortuna, sul caso, ma bisogna contare solo sugli ergastolani: su di noi e sui nostri familiari.
Qualcuno ha detto:
- Abbiamo perso un’occasione, la più bella occasione che sia mai capitata ad un ergastolano da tanti anni a questa parte.
La maggioranza degli ergastolani non crede che sia così perché solo rimanendo vivi si può continuare a combattere: ci rifaremo nella prossima lotta.
In tutti i casi non piangiamoci addosso ma passiamo subito all’attacco.
L’ergastolano non può uscire da solo, per uscire ha bisogno di altri ergastolani: organizziamoci meglio.
All’esterno si sta costituendo un Coordinamento nazionale Mai dire mai e chiederemo che sia presidente onorario Alessandro Margara; sarà pubblicato un bollettino che faccia circolare le idee e iniziative; saranno inoltrate proposte d’incostituzionalità dell’ergastolo alla Corte Costituzionale; a febbraio si effettuerà un convegno nazionale con probabile presenza di ergastolani ed altro ancora.
Organizziamo in tutti i carceri un gruppo autogestito che coordini tutte le iniziative degli ergastolani di ogni istituto che saranno diffuse dall’Associazione Pantagruel disposta a farci da segreteria esterna.
La nascita di ogni gruppo va segnalata all’Associazione Pantagruel per coordinarci, dare e ricevere notizie.
Già gli ergastolani di Spoleto consapevoli che dovranno morire in carcere: la pena dell’ergastolo poiché non è determinabile a priori è stabilita fino alla morte del reo (V. Cass., sez. I, 4 marzo 1993, n. 241) propongono di continuare comunque e sempre a lottare.
Chi si arrende è perduto.
Gli ergastolani in lotta di Spoleto
14/12/07
A PROPOSITO DELLA MANIFESTAZIONE DI VICENZA
L'obiettivo della lotta di Vicenza è senza dubbio uno dei più importanti che ci siano in questo momento. Impedire la costruzione della più grande base militare USA in Europa avrebbe un'enorme ricaduta sull'antimilitarismo in Italia e non solo. Per questo pensiamo che la battaglia No Dal Molin non debba essere lasciata al riformismo e ai giochi politici. Spostare – come sta avvenendo – la lotta dalla strada ai tavoli istituzionali con la richiesta di una moratoria ci sembra inaccettabile. Primo, perché in tal modo non si fermerà nessuna base; secondo, perché legittimando ancora come interlocutori i parlamentari della "sinistra critica" si aprono loro le porte del recupero istituzionale. Dopo aver votato tutte le operazioni militari, dopo aver detto "Sì" a tutte le nocività (TAV, rigassificatori, inceneritori, ecc.), dopo aver accettato quell'insieme di leggi razziali che chiamano "pacchetto sicurezza", ora costoro promettono, pur di non sparire, la sospensione dei lavori al Dal Molin. Invece di allontanarli dalla lotta, è a loro che ci si rivolge. A febbraio, infatti, c'era stato l'appello a non portare al corteo le bandiere di partito. Ora no. Se chiedi qualcosa, non sei certo nella posizione di rivendicare un'intransigente autonomia.
Il corteo del 15 dicembre è stato indicativo. Un giretto in centro e tutti a casa. Eppure l'invito suonava chiaro: "Se non ora, quando?". Per noi quel motto esprime l'urgenza etica di chi, di fronte alla guerra e alle sue basi, non accetta né compromessi né rinvii. Se invece si tratta di fare una nuova passeggiata, di mostrare i numeri per farli pesare sulla bilancia della politica parlamentare, allora va bene anche… domani o dopodomani.
Quando il capo dello Stato dichiara che si possono organizzare tutte le manifestazioni del mondo, tanto la base si farà, essere in quarantamila o in centomila non cambia la sostanza. Inoltre, andando avanti così, in piazza ci si troverà sempre in meno (sabato c'era un terzo delle persone che c'erano il 17 febbraio). Per questo ci siamo trovati a Vicenza assieme a qualche centinaio di compagni e a tanti insoddisfatti sparsi per dire veramente "Se non ora, quando?". In tanti abbiamo fatto l'unico tentativo che ci sembrava giusto e sensato fare durante il corteo: provare ad andare verso l'aeroporto Dal Molin per occuparlo in massa.
Un tentativo difficile, sia per questioni organizzative, sia per il contesto, ma che ha voluto portare un contributo teorico e pratico di lotta. Si è proposto di deviare la manifestazione distribuendo migliaia di volantini. Alcune centinaia di persone erano favorevoli. Gli ostacoli non sono certo mancati. Chi si era preso l'impegno di fare un appello dal furgone alla fine, su pressioni politiche, si è tirato indietro. La posizione nel corteo ci ha tagliati fuori da tanti manifestanti.
Inutile sottolineare il ruolo dei Disobbedienti: fin dal concentramento, un loro esponente di spicco minacciava un compagno di sprangare chiunque avesse anche solo volantinato una proposta di deviazione del corteo; hanno poi schierato un servizio d'ordine al fatidico bivio, urlando che chi deviava era un nemico della lotta No Dal Molin. Dal canto nostro, avevamo concordato che se non ci fosse stata una significativa partecipazione vicentina, non avremmo proseguito da soli. Così è stato. Siamo convinti che quel tentativo (sui cui limiti pratici – e non solo – occorrerà riflettere collettivamente) andasse fatto. E diverse persone, anche di Vicenza, ce lo hanno confermato in questi giorni. Che abbia dato fastidio è testimoniato dal silenzio con cui è stato nascosto. Ufficialmente, nessuno al corteo di sabato ha cercato di andare verso l'aeroporto…
La percezione che non si possa continuare con cortei pacificati o con pratiche concordate con la polizia è diffusa. Per il momento, evidentemente, ci sono parecchie debolezze. Ma i nodi arriveranno al pettine quando dovranno cominciare davvero i lavori della base. Lì si vedrà chi vuole battersi veramente e chi al conflitto reale preferisce la sua rappresentazione mediatica e politica.
Un'ultima precisazione. Non siamo contrari per principio alle manifestazione tranquille. Ne abbiamo organizzate anche noi. Ciò che non accettiamo è che si svendano le lotte insabbiandole sul terreno della politica istituzionale. Anche in Val Susa ci sono stati tanti cortei tranquilli e nessuno ha mai forzato la mano perché si percepiva che era una lotta reale di cui era importante rispettare i vari passaggi. Ma quarantamila persone non possono essere trasformate in soldatini da attirare con slogan di lotta e farli poi sfilare per una moratoria…
Il No alla guerra e alle sue basi è un No assoluto. Occorre esserne all'altezza.
compagni di Rovereto
P.S. Questo è solo un nostro contributo. Ci sembra molto importante che gli altri compagni che si sono trovati d'accordo con quella parte di corteo si esprimano al riguardo.
http://www.informa-azione.info/da_rovereto_sulla_manifestazione_di_vicenza_del_15_12_07
fonte http://bloggo.oziosi.org/inforiot
Sabato 15 dicembre ero a Vicenza, per dare il mio contributo alla lotta popolare di opposizione all'ennessimo progetto di morte e di sacrificio in nome del capitale e del suo rinnovamento continuo. Sono contro la base militare, o meglio contro tutte le basi e gli eserciti. Sono contro la guerra e la società che la crea, che la regola, che la spaccia per ciò che non è (una tragica necessità di cui limitare i danni) e che la gestisce per ciò che è: uno dei volti della programmazione dell'economia da parte dello stato.
A differenza del corteo del 17 febbraio la partecipazione è stata, seppur notevole, più scarsa. Si è infatti trattato di un corteo organizzato "autonomamente" dal movimento, senza l'ampia partecipazione degli sciacalli della sinistra, sempre buoni a scendere in piazza per controllare le lotte e recuperarne le rivendicazioni, per poi votare finanziarie di guerra ed assecondare totalmente i progetti guerrafondai della borghesia. A parte l'influenza comunque forte della politica istituzionale sul movimento e sull'organizzazione "autonoma" della manifestazione, c'è stata un'altra differenza: questo corteo era molto più "statico", organizzato in minuscoli spezzoni di rappresentatività, sezionato da servizi d'ordine in miniatura, armati di stuzzicadenti, ideologia, autoreferenzialità. Il corteo di febbraio era invece mescolato, confuso: insomma un gran casino di cattolici pacifisti, studenti comunisti, anarchici, centri sociali, cittadini di sinistra entusiasti per una presunta scintilla di rinascita etica della popolazione.
A mio parere, la sola differenza numerica, seppur notevole, non giustifica un tale scarto nella "geografia" del corteo:
- Intanto c'è da considerare che i partiti hanno ormai da tempo dato l'aut-aut ai propri militanti di base, risulatati alla manifestazione di febbraio poco controllabili e un po' troppo sinceramente interessati alla questione. Il messaggio è stato chiaro: lasciar perdere la lotta di Vicenza (la base si fa, punto e basta, altrimenti, cade il governo, bla bla...).
- Ma soprattutto in questi mesi sono andati scemando la speranza, il desiderio di ribellione e di riscatto per le insoddisfazioni e le miserie delle lotte e delle vite. Più brutalmente possiamo dire che una carnevalata (promossa dopo l'approvazione della finanziara di guerra), per sostenere una inutile moratoria, valeva a malapena le 60000 persone che ha portate in piazza, figuriamoci poi se dovevano essere pure entusiasti... infatti ognuno si è chiuso nella propria ideologia o micro-organizzazione gruppettara (partitica, anarchica, socialista...), per una partecipazione ideologicamente doverosa alla parata mediatica nazionale.
La "questione Vicenza" è diventata un ingombrante specchio delle difficoltà generali nel rendersi autonomi dai partiti e dai loro luogotenenti nel movimento (e nel presidio permanente).
Tuttavia, ci sono da riscontrare almeno due fatti positivi ed importanti, oltre alla consistenza numerica
1) Verso la fine del corteo un nutrito gruppo di manifestanti contesta rumorosamente, al grido di Rifondazione: collaborazionista!, uno spezzone del corteo con numerose bandiere di PRC. I servi della sinistra borghese italiana inizialmente fanno blocco ed insistono nello sventolare le loro bandiere, ma di fronte alla determinazione dei compagni decidono di ritirarle, non dopo essersi prodigati in argute asserzioni in difesa della loro presenza al corteo, del tipo: Ma andate a lavorare!. Una nota che non sorprende: per buona parte del tempo in cui i due gruppi si "fronteggiano", alcuni dalla parte di Rifondazione innalzano macchine fotografiche (volontari "media-ttivisti", delatori "in-volontari"...)
2) Un gruppo di qualche centinaio di compagni verso metà corteo tenta una deviazione per raggiungere l'aeroporto, invitando tutti a partecipare e a disertare una manifestazione che sembra più che altro una sagra di paese. Tra cordoni (e minacce) dei disobbedienti, alcuni "compagni" che si erano presi impegni specifici e si sono defilati all'ultimo momento ed evidenti difficoltà organizzative, il gruppo rimane tagliato fuori dal corteo ed il tentativo fallisce.
È sicuramente necessario ragionare sulle carenze ed i limiti di questo tentativo.
Allo stesso tempo è necessario, nelle forme più disparate a seconda delle situazioni, continuiare, insistere, lottare per proporre un percorso di lotta che apra uno spiraglio di speranza verso un movimento autonomo, verso una pratica autogestionaria che faccia piazza pulita di sciacalli, dirigenti e leaders.
Cosciente di quanto questo mio intervento affronti soltanto alcuni aspetti della questione, in modo forse confuso, invito altri compagni ad esprimersi a proposito della manifestazione di Vicenza, nei luoghi e modi che ritengono opportuni; inoltre sottoscrivo pienamente l'analisi proposta dai compagni di Rovereto nell'intervento che riporto in seguito.
Varese, 19/12/2007
Un disertore.
Scrivo queste brevi considerazioni per cercare di fare un po' il punto della situazione, lo stato delle cose prima della pausa natalizia.
Per me ha veramente poca importanza stare a fare la conta di quanti eravamo; ha più importanza in questo caso guardare alla qualità politica espressa, ai suoi significati ed ai suoi divenire.
Siamo stati meno di febbraio, la metà credo, e nonostante questo è stato un corteo molto partecipato di decine di migliaia di persone; la maggioranza dei partecipanti mi è parsa più territoriale che movimentista nazionale.
Questo per dire che il lavorio dei comitati sul territorio circostante ( veneto in generale) qualcosa deve aver smosso.
Trattandosi però di un corteo lungamente lanciato come europeo i risultati sono stati inferiori alle aspettative.
Le motivazioni da questo punto di vista vanno ricercate sulle sponde aride di movimento ma di questo parlerò dopo.
e' stato un corteo largamente "pacificato e rincoglionito" per usare l'espressione di un compagno che ho colto su una lista. Più o meno una fotocopia più piccola del corteo di febbraio scorso, con la variante che quel corteo era montato su una campagna pubblicitaria terroristica che aveva spinto molti a schierarsi mentre questo è passato quasi sotto silenzio.
(ho notato molto sdegno rispetto al silenzio dei media, che non mi stupisce, mentre mi sorprende invece dopo così tanto tempo ancora lo stupore stupido di molti compagni su questi fatti - questo è un argomento su cui si potrebbe discutere)
Un corteo molto simile a tutte le sfilate pacifiste che ci hanno asfissiato negli ultimi 5 anni con i loro luoghi comuni: la democrazia dal basso, la parola alla gente, i colori , la musica, yankee go home, un mondo diverso, don gallo e dario fo.
Non si può fare di questo una colpa ai vicentini anche se l'occasione avrebbe dovuto far riflettere qualcuno che una tale massa d'urto non si presenta tutti i giorni. Far girare in tondo la città per la seconda volta in 10 mesi a decine di migliaia di persone senza che nulla accadesse dimostra una scarsa propensione a comprendere il mondo reale in cui si è immersi (il presidente della repubblica 2 gg prima aveva detto prono agli americani che la base si fa e il governo di centro-sx in tutti questi mesi ha sempre detto la stessa cosa)
Non comprendere che una lotta territoriale, seppur sostenuta da un livello di mobilitazione semipermanente, ha bisogno di apici radicali di massa è un errore, se poi si persevera nell'errore diventa difficile che nel futuro prossimo molti abbiano voglia di tornare a Vicenza.
Dico questo perchè in maniera evidente questo corteo è stata un'occasione mancata e per questo mi sento di difendere (e compartecipe) di tutti quei compagni che hanno tentato di dare un senso differente alla giornata.
Il tentativo di deviare il corteo per raggiungere la base è stata una ottima idea.
Un tentativo molto più razionale rispetto al corteo bovino e irrazionale cui stavamo partecipando.
Un tentativo che voleva essere partecipato e non ristretto alla logica militante di poche centinaia. (e infatti ha desistito dai suo intenti)
un tentativo che ha scontato tutti i limiti di comunicazione, della sua proposta minoritaria e che non è riuscito a essere coinvolgente per tutti coloro che, forse, sarebbero stati disponibili ad osare senza per questo sentirsi carne da macello.
Un tentativo che dovrebbe fare riflettere sul fatto che le buone idee andrebbero supportate, costruite e promosse (anche criticamente verso certe forme identitarie) piuttosto che continuare ad accodarsi accidiosi o scoglionati a sfilate fuori tempo massimo.
un tentativo infine potenzialmente diverso da altre recenti messe in scena antagoniste (tipo 9 giugno a roma), che ha portato alcuni compagni ad autorganizzarsi .
Autorganizzarsi è una scelta giusta . Costruire relazioni ampie intorno a questa ipotesi è una scelta necessaria.
SUL MOVIMENTO
Quando qualche mese fa parlavo di un bi-partito di movimento mi sbagliavo.
Sopravvalutavo le aree che ancora sopravvivono dagli anni 90.
I disobba hanno dimostrato tutta la lora evanescenza politica nazionale.
Biopolitiche moltitudinarie contro la governance , autonomie in eccedenza, treni ribelli no war..........per poi essere gli stessi di sempre ovvero i tristi epigoni degli autonomi veneti 70/80 (almeno quelli nel loro trip desiderio/egemonico rompevano le uova nel paniere se così si può dire)
Hanno lanciato una 3 gg europea che ha visto pochi europei presenti a parte gli intellettuali convogliati alla bisogna per i dibattiti.
hanno per mesi (e non solo loro) straparlato di movimenti, territori, liberazioni, moltitudini, per poi sostanzialmente contarsi tra di loro e, a cazzo duro, non hanno trovato niente di meglio da fare che andare a minacciare chi non aveva la loro stessa idea.
sottratti alla dimensione spettacolare dello scontro simulato hanno dovuto assumersi la loro vera parte: quella di una guardia giurata in un discount di periferia.
anche i compagni dell"area antagonista" sono stati assai evanescenti.
Confusi tra i no-tav (pochi) hanno preferito mantenere un profilo assai basso forse frutto di accordi tra i supposti dirigenti.
Brutta figura comunque per chi ha spinto molto sul profilo delle lotte territoriali come punto di ripartenza per un ipotesi nazionale.
I sindacati di base sono stati pura, sottilissima, cornice; così come gli anarchici "centristi".
Gli M-L sono stati gli stessi di sempre: presenti in discreto numero, inossidabimente monolitici e noiosi.
Ci tolgono gli spazi, gli spazi si riprendono.
Ci chiamano terroristi, ma terroristi sono loro. Il 29 novembre due spazi occupati sono stati chiusi dalle forze dell'ordine: l'Asilo occupato di via bolognese e Villa Panico di S.salvi.
Perquisiti agitando il fantasma del terrorismo, i compagni sono scesi in piazza con 200 solidali che hanno gridato che i veri criminali siedono sugli scranni dei parlamenti e delle giunte, dietro le scrivanie dei tribunali e delle questure. Oggi ci siamo ripresi un pezzo di ciò che ci hanno tolto, uno spazio dove sperimentare la condivisione e l'autogestione, dove alimentare la resistenza a questa società onnivora e assassina. Le mura di s.salvi sono state rioccupate, ma soprattutto è stato riaffermato un modo di essere ostile a ogni forma di autorità e sfruttamento.
LUNGA VITA A VILLA PANICO, VIVA L'ANARCHIA.
18/12/2007
Villa Panico di s.salvi anarchica, libertaria e di nuovo occupata
P.S. Fin dalle prime ore della rioccupazione di villa panico, la presenza di digos e sbirraglia varia non è mancata, intentando di sfondare le porte già barricate.
Al momento non ci sono altre notizie rispetto a questo intento da parte degli sbirri.
l'invito è a portare solidarietà!
http://www.informa-azione.info/firenze_villa_panico_rioccupata
Da Il Centro di giovedì 13 dicembre
Roghi dolosi, anarchico a processo
Presidio dei suoi compagni davanti un tribunale blindato.
Teramo.
Andrà a processo per tutti i sette capi d’imputazione, tra cui incendio doloso e danneggiamento, per cui la procura aveva chiesto il rinvio a giudizio, ma non potrà essere processato per propaganda sovversiva, visto che l’articolo 272 del codice penale è stato abrogato qualche mese fa. Gianluigi di Bonaventura, operaio montoriese di 23 anni, ieri è stato rinviato a giudizio per quasi tutti gli atti in qualche modo riconducibili agli anarchici, movimento di cui fa parte, avvenuti a Teramo negli ultimi tempi.Lo ha stabilito il gup Antonella di Carlo al termine dell’udienza preliminare che si è svolta ieri mattina. Di Bonaventura, difeso dall’avvocato Filippo Torretta, dovrà comparire al processo il 2 aprile. Nel procedimento il Comune di Teramo si è costituito parte civile. Ieri mattina davanti ad un tribunale blindato dalle forze dell’ordine un gruppo di anarchici ha stazionato per tutta la durata dell’udienza in segno di solidarietà per il giovane montoriese, ieri mattina presente, destinatario di un foglio di via da Teramo. L’uomo è accusato di aver incendiato alcuni cassonetti in piazza Martiri Pennesi, ma anche di aver appiccato fuoco al portone del numero civico 5 di via Teatro Antico, sede di due studi medici e di altri uffici, ma che fino a cinque anni fa ospitava anche la sede teramana del nostro giornale. L’incendio causò anche il danneggiamento di un auto parcheggiata nella strada e che fosse diretto a colpire "il Centro" venne confermato da una telefonata anonima giunta qualche giorno dopo alla nostra redazione, nella quale si annunciava anche la presenza di un ordigno nel palazzo di piazza Martiri della libertà, dove si trova attualmente la nostra sede, che sarebbe scoppiata di li a poco. La bomba in realtà non c’era, ma l’intero palazzo, dove si trovano anche diversi studi professionali, uffici e attività commerciali, venne fatto sgomberare per sicurezza. L’operaio montoriese deve rispondere anche di porto abusivo di arma, poiché venne trovato con un coltello a serramanico della lunghezza complessiva di 26 cm; di un altro caso di danneggiamento, quando venne imbrattata un auto di proprietà dell’università di Teramo con scritte contro le biotecnologie e contro la stessa istituzione universitaria; di aver insultato e minacciato tre poliziotti. Infine Di Bonaventura viene ritenuto l’autore di quasi tutte le scritte a firma degli anarchici o ad essi riconducibili comparse negli ultimi due anni sui muri del centro storico di Teramo.
(d.p.)
Qualche puntualizzazione:
L’articolo non parla del piccolo corteo sfilato per il centro storico di Teramo a fine presidio, dove quattro compagni, tra cui Gianluigi, sono stati portati in caserma per accertamenti. Il corteo è partito dal tribunale, con volantini e fumogeni si è spostato verso il corso principale, dove è stato bloccato dalla borghese e da una volante dei carabinieri, in quella che era una città blindata dalle forze dell’ordine.
Qualche giorno prima del processo, due compagni giuliesi sono stati fermati e denunciati a Montorio al Vomano (TE) perché, dopo una perquisizione, sono stati rinvenuti nella vettura dei volantini in sostegno al compagno imputato, un secchio di colla e un pennello. Altre denuncie per danneggiamento, affissione abusiva, apologia di reato e vilipendio di corpo statale (nonché per l’abrogata 272) sono scattate qualche giorno dopo, sempre per gli stessi compagni, dopo un volantinaggio in un pub, sempre a Montorio al Vomano. Questa volta però si è scomodata addirittura la DIGOS di Teramo, che in questura ha fatto partire le suddette denuncie perché i volantini erano stati attacchinati nel capoluogo di provincia nei giorni precedenti.
Ad aprile si terrà il processo di Gianluigi, per i capi d’imputazione descritti dal giornale. A gennaio ci sarà invece un altro processo per i danneggiamenti con lo spray.
Vogliamo farci sentire sempre più numerosi, sia verso il compagno, sia verso chi cerca di limitarci con sottili giochetti burocratici ed intimidazioni fisiche e mentali.
Un abraccio
Per contatti: laraje@libero.it
IL FANTASMA DELLO ZOO SAFARI RITORNA.
E’ circa dal 2002 che a Ravenna si sente parlare della possibile costruzione di quest’opera, un progetto che prevederebbe la reclusione di centinaia di animali per esibirli a pagamento.
COSA E’ SUCCESSO.
Dall’inizio di quest’anno il progetto sembrava congelato.
Dopo un teatrino di anni inscenato dalla società ALFA 3000, intenzionata a realizzare lo zoo, e dall’amministrazione comunale, il quadro sembrava ormai delineato: sì all’imprigionamento degli animali ma a patto che si prevedesse sin da subito anche la costruzione di una palazzina della scienza e di un auditorium, contorni costosi ai recinti-gabbia in cui rinchiudere gli animali. I futuri gestori di questa prigione safari (e di altre sparse in tutta Italia) si erano talmente spazientiti da richiedere un risarcimento milionario al comune di Ravenna, colpevole per loro di ostruzionismo e lentezza burocratica.
COSA STA SUCCEDENDO
Ai primi di dicembre di quest’anno si delineano nuovi sviluppi. ALFA 3000 presenta un nuovo progetto: mille posti auto, uffici, bar, souvenir shop, laboratori di ricerca con collaborazioni con le università e ovviamente loro, gli animali. In comune affermano di essere obbligati a prenderlo in considerazione, tanto da aver già discusso la viabilità esterna all’opera. Già si parla di insediamento sicuro e di sole formalità per il nuovo parco faunistico LE DUNE DEL DELTA.
COSA SUCCEDERA’ SE NON FACCIAMO QUALCOSA
Verrà eretto l’ennesimo simbolo dell’arroganza umana sulle altre specie. Centinaia di animali condannati prigionieri a vita, apatici e sofferenti dentro una piccola porzione di terreno, costretti a guardare altri esseri viventi che li osservano.
Estranei a ciò che li circonda, essi aspettano di morire.
ALLORA FACCIAMO QUALCOSA !!!
A Ravenna si sono già tenute numerose iniziative di protesta, vi invitiamo a rimanere aggiornati sulla situazione attraverso il sito internet della campagna.
Per info e contatti:
www.inventati.org/glizoobastardi/ e-mail: glizoo@bastardi.net
COMUNE DI RAVENNA
L’amministrazione di questa città si sta comportando vergognosamente.
Da una parte tranquillizza gli individui e le associazioni contrarie e dall’altra si muove in gran segreto.
Per agevolare il progetto sembra che la questione venga messa in mano all’assessorato al turismo, dribblando intenzionalmente gli uffici dell’urbanistica.
Per ora il nuovo progetto è nelle mani dell’architetto Francesca Proni, funzionario tecnico del servizio progettazione Urbanistica - Pianificazione Territoriale.
Scrivete a:
gabsindaco@comune.ra.it, vicesindaco@comune.ra.it, assattivitaproduttive@comune.ra.it, asscultura@comune.ra.it, assturismo@comune.ra.it, asscommercio@comune.ra.it, assambiente.sanita@comune.ra.it, assurbanistica@comune.ra.it, presconsiglio@comune.ravenna.it
MINISTERO DELL’AMBIENTE
Per legge ogni nuovo giardino zoologico deve essere approvato in ultimo dal ministero dell’ambiente.
Scrivete a:
segreteria.tecnica@minambiente.it DGuerra@regione.emilia-romagna.it
MESSAGGIO TIPO:
Unisco la mia voce di protesta contro la costruzione del parco faunistico LE DUNE DEL DELTA, in prossima realizzazione a Ravenna, nei pressi della zona Standiana.
Luoghi come questo sono il simbolo di come l’essere umano prevarichi arrogantemente sulle altre specie, esibendole a pagamento come fenomeni da baraccone.
Gli auditorium o le palazzine della scienza che spesso affiancano le gabbie e i recinti cercano di dare una parvenza educativa e propositiva ai giardini zoologici ma non mascherano né cancellano tutte le sofferenze che ne derivano agli animali, rinchiusi lontano dal loro habitat naturale e spesso catturati in maniera cruenta. Condannati a patire noia e stress allo stesso tempo, essi sono vittime di comportamenti stereotipati per la perenne prigionia, che soddisfa solo la curiosità dei pochi insensibili spettatori e gli interessi di chi, con queste strutture-lager, ha fondato un lucroso business.
FIRMA
Laboratorio Antispecista
via De predis 9
20155 Milano
Mail: laboratorioantispecista@yahoo.it
Infoline: 340-6368139
Sulla manifestazione del 9-12-2007 contro il d-10
-Teatrini istituzionali e provocazioni sbirresche-
L'assemblea antifascista Kastedhu era presente con uno spezzone autonomo alla manifestazione
contro il D-10 indetta da diverse sigle, come Rifondazione Comunista e A manca pro
s'indipendentzia, con le quali l'AaK non e' in sintonia ne' con le parole d'ordine ne' con
le metodologie organizzative.
Anche in questa occasione, la concertazione e gli accordi preventivi con le forze
dell'ordine non poteva trovarci d'accordo. Era, quindi, nostra intenzione caratterizzarci con
una comunicazione di rottura rispetto ai contenuti demagogici degli organizzatori.
Infatti, l'aak non ha mai dato un'adesione ufficiale al corteo.
I nostri striscioni di apertura e chiusura erano: "contro la guerra dei padroni 10 100 1000
insurrezioni" "a fora sa classi sfruttadora" "lo sfruttamento non ha confini - padroni,
stragisti, assassini"
L'atteggiamento della polizia era apparentemente di basso profilo, ma con una presenza
davvero ingente di sbirri in borghese, concentrati attorno al nostro spezzone.
Tutto questo non ha scoraggiato numerosi partecipanti al corteo, non aderenti a sigle
istituzionali, che hanno deciso di unirsi al nostro spezzone.
Lungo il percorso abbiamo affisso manifesti dal contenuto antifascista e antimilitarista.
Giunti in piazza Giovanni, dove gli organizzatori del corteo avevano previsto un comizio
finale, ci siamo diretti verso il limite della zona rossa, esponendo i nostri striscioni
davanti ai cordoni di celerini e carabinieri in antisommossa, sempre piu' numerosi,
attirando l'attenzione di buona parte delle persone in piazza che hanno abbandonato il
comizio.
L'attenzione che ci e' stata riservata dagli sbirri in borghese non si e' mai attenuata, anzi
segnaliamo in particolare due episodi che si sono verificati il giorno del corteo.
Ad un compagno e' stata sequestrata l'auto per motivi di "sicurezza nazionale".
Alcuni compagni, nei due giorni del vertice, sono stati fermati, perquisiti e identificati
da parte di agenti in borghese che hanno cercato di intimidirli con l'arroganza e lo
squallore che li contraddistingue.
La scadenza del D-10 e' una delle tappe del nostro percorso antifascista, anticolonialista e
antiimperialista per l'autonomia e l'indipendenza delle persone e dei popoli.
Non e' ne' l'inizio ne' la fine.
I padroni hanno lanciato la sfida dichiarando che questo summit rappresentava una prova
tecnica in vista del G8.
Questa arroganza non puo' che darci forza e determinazione nel continuare la nostra lotta
contro il potere.
AAk
<center><br /><font Color="Red" Size="3px"><b>Cagliari - Contro il D 10</b></font><br /></center><br /><b>Lun, 03/12/2007 – 00:46</b><br /><br /><b>COMUNICATO SULL'INIZIATIVA DELL'1 DICEMBRE 2007</b><br /><br /><br />Sabato 1 Dicembre si è tenuto un presidio in via Garibaldi, a Cagliari, con la volontà di manifestare publicamente la solidarietà verso Carlos, il compagno di sedici anni assassinato per mano fascista a Madrid l'11 novembre di quest'anno.<br />Carabinieri e polizia ci hanno subito sbarrato la strada verso il consolato spagnolo, ma compagne e compagni non hanno accettato l'intimidazione e hanno continuato a tenere la piazza. Sono seguiti momenti di tensione, in cui la polizia ha caricato, causando lesioni ad alcune compagne e compagni che tuttavia non hanno ceduto la piazza.<br />Alla vigilia del D-10, l'Assemblea Antifascista Kastedhu e il Comitato D'Accoglienza D-10 continueranno a scendere in piazza per opporsi con rabbia e passione allo stato e al capitale. La data di oggi è stata scelta anche in adesione alla proposta di mobilitazione indetta da alcune compagne e compagni genovesi in solidarietà alle inquisite e inquisiti per i fatti del G8 di Genova del 2001.<br /><center><br /><b>ORA E SEMPRE RESISTENZA!</b><br /></center><br /><br />Per info: a: <a Href="www.controild10.noblogs.org">NO D -10</a>
PROSSIMO INCONTRO MARTEDì 4 DIC. AL BASTIONE, ORE 22